
Giovanni Morotti contribuì alla Resistenza contro il regime fascista. Perseguito dal fascismo, divenne un capofamiglia che ispirava coraggio e determinazione.
Al centro del romanzo “La scacchiera di Morci” c’è la sua famiglia: la moglie Aquilina, i figli Tina, Lidia ed Egidio, zia Amatrice e il cane Traccia.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Giovanni Morotti aiutò diverse famiglie di ebrei in fuga dalla persecuzione nazista, rischiando la vita per proteggere gli innocenti. Fu grazie a persone come lui che molti riuscirono a sopravvivere alle atrocità della guerra.
La sua figura di socialista ghislandiano è ricordata nel portale “Sovversivi” dell’Archivio di Stato di Bergamo da cui ricaviamo la biografia e la sua attività di antifascista controllato dalla Questura di Bergamo.
“Nato a Sarnico (Bg) il 30.12.1884, operaio pellettiere, conciatore di pellami e negoziante, socialista massimalista, abbonato all’«Avanti!».
Con sentenza del Tribunale di Bergamo del 10.8.1908 viene condannato a 15 giorni di reclusione per oltraggio, mentre con sentenza del 30.1.1913 è dichiarato in stato di fallimento. Il 6.4.1916 si sposa a Sarnico con Aquilina Cadei. Con sentenza del 15.3.1919 della Corte d’appello di Brescia è assolto dall’accusa di bancarotta fraudolenta per insufficienza di prove e dall’accusa di bancarotta semplice per amnistia.
In una nota del 14.1.1925 trasmessa dalla Sotto-prefettura di Breno al questore di Bergamo, si riferisce di una perquisizione effettuata nell’abitazione dell’ex deputato socialista di Breno, avvocato Guglielmo Ghislandi (Breno, 15.8.1877 — 25.6.1965), durante la quale viene rinvenuta una cartolina firmata da Giovanni Morotti con la fotografia di un gruppo di socialisti di Sarnico. Nel fascicolo la fotografia non è presente, ma in una nota del 5.2.1925 inviata alla questura di Bergamo, i Cc di Bergamo identificano le persone fotografate nel 1922 sul colle di San Giovanni delle Formiche (Villongo San Filastro), in occasione di una gita all’albergo di quella località di un gruppo di socialisti di Sarnico con a capo il prof. Cominetti.
Oltre a Morotti, Cominetti e a Edoardo Nevola, sono presenti Ernesto Besenzoni; Angelo Morotti, fratello minore di Giovanni, nato e residente a Sarnico il 25.3.1895, falegname, fascista e milite della MVSN; Angelo Besenzoni (di Battista e Carolina Marini, nato e residente a Sarnico il 1°.7.1900, scalpellino); Giovanni Galizzi detto Carbuner (di Guerino e Savina Botta, nato a Sarnico 11 26.8.1882, scalpellino trasferitosi a Biella); Artemio Besenzoni; Giuseppe Bolli (di Battista e Giuseppina Besenzoni, nato e residente a Sarnico il 19.2.1899, bottaio); Beniamino Feltre (di Felice e Sara Moriggi, nato e residente a Sarnico 11 1.9.1899, operaio); Attilio Né (di Giovanni e Giovanna Taboni, nato a Sarnico 11 28.6.1891, ferroviere, residente a Bergarno), Giovanni Rossi (di Giovanni e Margherita Masla, nato a Sarnico 11 2.2.1900, deceduto).
Il 3.9.1926 i Cc riferiscono alla Questura di Bergamo che Morotti si è recato in Svizzera 11 28.7.1926 con regolare passaporto e con il visto di soggiorno prolungato fino al 27.8.1927, per l’intervento presso l’Ufficio Cantonale Forestieri di Bellinzona di Ambrogio Celio, svizzero, proprietario di una conceria di pellami in Ambrì (frazione di Quinto, Canton Ticino), presso il quale nel 1925 il Morotti si era recato per lavoro.
Il 2.9.1926 Morotti rientra a Sarnico in compagnia di Ambrogio Celio, il quale dichiara di essere in Italia per acquistare a Milano macchine per la sua conceria e a Sarnico su invito del Morotti, suo capo operaio, e rientrerà in Svizzera nei giorni successivi. Una perquisizione viene effettuata dai Cc di Sarnico 11 2.11.1926 in casa di Morotti in presenza di sua sorella Virginia, di 22 anni, senza trovare nulla: nella circostanza viene sequestrato il passaporto di Morotti, conservato nel fascicolo. Morotti si era allontanato da Sarnico 1’1.11.1926, cioè la mattina precedente la perquisizione, per timore di rappresaglie da parte di fascisti locali, recandosi a Bergamo a conferire con il fratello Biagio, maresciallo nel 78° Reggo Fanteria. Al suo ritorno a Sarnico viene perquisito nella sua persona. Nel luglio 1927 Morotti sa di essere sorvegliato.
Nel fascicolo è conservato il passaporto con fotografia. Morotti è iscritto alla Federazione Provinciale fascista del Commercio dalla sua istituzione. Il 13.9.1933 i Cc di Bergamo propongono alla Questura la sua radiazione e la proposta viene accolta.”
(Scheda redatta da Giorgio Mangini e Rodolfo Vittori)
